«Vedendo l'altro giorno Tavecchio in prima fila ricevuto con tutti gli onori dal presidente della Repubblica Mattarella mi sono chiesta in che paese viviamo». Elisabetta Cortani, 54 anni, presidente della Lazio Calcio Femminile, quando racconta la sua storia ha la voce rotta dall'emozione e alterna momenti di profondo scoramento ad altri in cui sembra lei stessa far forza a chi le sta intorno. Da quasi un anno ha deciso di rendere pubbliche le molestie sessuali che sostiene di aver subito con forza dall'allora presidente della Federcalcio Tavecchio, ma se l'iter giudiziario sta seguendo il suo corso (è di pochi giorni fa, come riportato dal Romanista e da pochissimi altri quotidiani, la notizia che il giudice De Robbio ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dai legali di Tavecchio e ha disposto nuove indagini che dovranno fare piena luce e chiarire se la vicenda dovrà o meno finire nell'aula di un tribunale penale), sui giornali la questione non viene affatto trattata: «Può significare solo due cose: o culturalmente ritengono normale che una donna subisca quel che è capitato a me oppure Tavecchio è ancora un uomo potente, riverito come tale.

Ecco perché mi ha dato fastidio vederlo davanti al presidente della Repubblica». Noi del Romanista abbiamo deciso di raccontarla per intero questa storia perché dentro quell'ufficio della presidenza di via Allegri quel 5 agosto del 2016 qualcosa è successo e starà sicuramente ai giudici valutarne l'eventuale rilevanza penale. Ma ciò che nessuno può mettere in dubbio è che quel giorno è stato per l'ennesima volta rappresentato il clichet dell'uomo di potere che appena ne ha la possibilità manca di rispetto ad un'interlocutrice che è stata convocata per motivi esclusivamente professionali e che all'improvviso, nel chiuso di un ufficio blindato e "pulito", viene vista come una preda da blandire con modi e attitudini quantomeno imbarazzanti ("ormai non scopo più, posso farlo solo qua dentro che non mi vede nessuno"), schifosamente volgari ("ti trovo proprio bene, tu scopi molto?"), e presto si vedrà se siano penalmente rilevanti.

Servono però alcune premesse: tutto ciò che è avvenuto quel giorno in quell'ufficio è documentato interamente da una registrazione audio e parzialmente da una registrazione video (che s'interrompe nel momento in cui Tavecchio tocca l'interlocutrice all'altezza del seno, provocando lo spegnimento della minitelecamera nascosta negli occhiali poggiati sulla camicia) di cui Il Romanista ha preso visione, come di tutti gli altri atti depositati. Prima di quell'incontro, ci fu un altro appuntamento che, secondo il racconto della Cortani, fu macchiato da un altro approccio sessuale non gradito e che è stato alla base della decisione di presentarsi al secondo munita di telecamera e registratore audio. Il resto è tutto raccontato nella storia. Nell'intervista abbiamo preferito usare il più colloquiale "tu" al posto del più formale "lei", e così l'abbiamo trascritta, per non togliere niente del sapore spontaneo nel cui contesto s'è sviluppata. Chiaramente, Il Romanista rimane a completa disposizione anche dell'ex presidente Tavecchio e dei suoi legali per ogni ulteriore testimonianza sull'argomento.

Elisabetta, partiamo dall'inizio. A quando risale l'inizio del rapporto con il presidente Tavecchio?
«Il rapporto risale al 2006-2007, sotto la presidenza Levati nella divisione calcio femminile, fui nominata supplente dei delegati assembleari, ho cominciato a frequentare i vertici della Divisione e della Lnd. Poi la Levati non si è ricandidata alle elezioni ed è stato eletto Padovan, io fui nominata presidente della Consulta e rimasi delegata, rappresentavo il calcio femminile alle assemblee federali, e quindi ebbi modo di incontrare più volte Tavecchio nella sua qualità di presidente della Lnd. Quando poi Padovan si è dimesso perché i conti non tornavano e il calcio femminile non riusciva ad esplodere, ci siamo uniti in forze in tanti, noi della Lazio e poi Torres, Monza, Milan, Verona e altre e abbiamo chiesto di andare a nuove elezioni».

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