I giocatori della Juventus hanno tracciato il solco, quelli della Roma lo hanno ricalcato. I dettagli saranno presto resi noti dal club, ma la commissione della squadra (composta da Dzeko, Kolarov, Fazio e Lorenzo Pellegrini) ha formulato sua sponte la proposta per il taglio degli stipendi in seguito allo stop dell'attività per l'emergenza Coronavirus e la società l'ha recepita, valutandola positivamente. La proposta ricalca l'accordo verbale già siglato a Torino: i giocatori hanno infatti rinunciato alla corresponsione di quattro mesi di stipendi (marzo, aprile, maggio e giugno), ma ne recupereranno una parte consistente, intorno a due mensilità e mezza, nel prossimo esercizio fiscale. Se poi il campionato dovesse ripartire, come anche a viale Tolstoj continuano a sperare, ci si accorderà in maniera differente: probabilmente la rinuncia sarà limitata a due mensilità, e almeno una sarà recuperata il prossimo anno.

Si sistema anche la casella romanista, dunque, nel più articolato puzzle del complicato accordo tra i club della Serie A e i calciatori, fermi ai box ormai dal 9 marzo e fino a tutto il 4 maggio, stando almeno all'ipotesi migliore attualmente in piedi. Saltato l'accordo collettivo in seguito alla decisione presa unilateralmente dalla Lega Calcio di rinunciare al pagamento di quattro mesi di stipendi (che l'Assocalciatori di Tommasi aveva respinto al mittente dopo averla bollata come provocatoria e irricevibile), i club sono stati costretti a intavolare ognuno la propria trattativa. A quanto risulta, per esempio, i romanisti hanno formulato la loro proposta senza la consulenza dell'Aic. Anche il Parma ha annunciato il suo accordo l'altro ieri (tutti i tesserati, compresi allenatore, staff e direttore sportivo, hanno rinunciato per il momento a una mensilità), la Juventus come già detto è stata la prima, mentre anche quelli dell'Inter sembravano andare nella stessa direzione, poi percorsa anche dalla Roma, ma non è stato mai ufficialmente annunciato l'accordo.

Anche dall'estero sono arrivate indicazioni su singole intese. Lo hanno fatto in Spagna (prima il Barcellona, con tanto di fuga di notizie e reciproche accuse, poi il Siviglia: per entrambi -70% per i mesi dell'emergenza), in Germania (appena il 20% mensile per il Bayern e il Borussia Dortmund), in Inghilterra (è di ieri sera l'accordo dei giocatori dell'Arsenal di rinunciare al 12,5% degli stipendi di questa stagione anche se si dovesse riprendere il campionato). In realtà nella Premier era arrivata come in Italia un'intesa tra i club per chiedere ai tesserati il sacrificio del 30% dello stipendio, ma poi ognuno si è regolato per conto suo.