Ciampino. Gli occhi che sorridono. L'esordio con la Fiorentina, Il primo gol a Salerno. Breve storia di un colpo di fulmine. Quello tra Tammy Abraham e la Roma. Cupido ha colpito fin dallo sbarco dell'inglese al terminal dei voli privati di Ciampino. Dopo non ha dovuto scoccare neppure troppe altre frecce. Perché il feeling tra questo ragazzo più mediterraneo che anglosassone e la Roma giallorossa, è continuato e sta continuando in maniera assolutamente naturale. Quasi fossero fatti uno per l'altra.

Un amore reciproco che funziona. Testimoniato dall'affetto che la tifoseria ha sempre dimostrato nei confronti del centravanti inglese, ripagata dal giocatore con venti gol stagionali (e svariati pali): 13 in campionato, 1 in coppa Italia e 6 in questa Conference (capocannoniere della manifestazione) che stasera manderà in onda la gara di ritorno degli ottavi di finale contro il Vitesse. E Tammy sarà ancora lì, al centro dell'attacco giallorosso, imprescindibile centravanti della Roma, per puntare al sorteggio di domani, poi si vedrà. E quando diciamo imprescindibile, non è che lo facciamo per regalargli un complimento, ma per il semplice fatto che Tammy imprescindibile lo è davvero. Ci sono i numeri a certificarlo. La Roma in questa stagione fin qui ha giocato 40 partite ufficiali (29 in campionato, 9 in Europa, 2 in coppa Italia). Il nome di Abraham è entrato nel tabellino in trentotto occasioni, ventotto in campionato, 8 in Europa, 2 in coppa Italia. 34 volte è stato titolare (in tutte e 28 quelle che ha giocato in campionato).

Ha saltato soltanto 2 partite, ma per motivi precisi. La prima gara ufficiale della stagione, l'andata del preliminare di Conference League in Turchia contro il Trabzonspor, ma solo perché da pochissimi giorni era sbarcato a Roma al termine di una trattativa di tre giorni a Londra con il Chelsea, conclusa con la fumata bianca per i giallorossi e 40 milioni (più 5 di bonus) per la società che era di Abramovich. La seconda, e ultima volta, senza Tammy è stata contro l'Inter in campionato all'Olimpico. Conseguenza di un turno di squalifica maturato per somma di ammonizioni il turno precedente con un incredibile cartellino giallo subito nella trasferta di Bologna. Per il resto l'inglese ha risposto sempre presente. Felice di farlo anche quando le condizioni fisiche non erano al cento per cento. E questo aspetto ha avuto il suo peso perché la gente romanista si innamorasse sempre di più di questo ragazzo che, pure nelle partite in cui ha giocato meno bene, ha sempre dato il cento per cento in campo.

Come farà stasera contro il Vitesse, puntando prima di tutto al risultato di squadra che stasera vuole dire qualificazione ai quarti di finale, poi al suo tabellino personale. Anche per questo Mourinho lo ha voluto e lo ha sempre mandato in campo. Solo in 3 occasioni nel girone di Conference se lo è portato in panchina per poi comunque farlo giocare. Per capire ancora meglio, c'è un altro numero. Quello dei minuti giocati: 6 meno di 3mila su complessivi 3600 (esclusi i recuperi) che hanno visto la Roma impegnata in una partita ufficiale. A parte, per motivi facilmente intuibili, Rui Patricio, nessuno come Tammy nella Roma dello Special One. Il tecnico portoghese lo ha fortemente voluto quando Dzeko gli comunicò che sarebbe andato all'Inter (e Mou quella scelta al bosniaco non l'ha mai perdonata). Convinto che Abraham sarebbe stato l'uomo giusto al posto giusto nel primo anno della sua era sulla panchina romanista. I fatti e i numeri gli stanno dando ragione. Anche se Mou è convinto che il giocatore possa fare ancora di più. Trascinando, per esempio, a suon di gol la sua prima Roma verso l'atto di finale di questa Conference League che ci fa sognare.