La partita del Bernabeu andrebbe vista e rivista per poterla analizzare in tutto quello che ha detto, non sono poche le risposte arrivate e neanche banali. Lo faremo già da domani. Di sicuro oggi la Roma è molto più distante dal Real Madrid rispetto a quanto ci si sia sentita l'anno scorso nei giorni inebrianti delle semifinali della competizione appena ripartita. E questo perché i madridisti hanno un gruppo di straordinari giocatori (che costano cifre che club come la Roma non possono permettersi, in attesa di uno stadio che per i soliti vomitevoli giochini politici è ancora solo un progetto sotto chiave) che adesso hanno imparato anche a recitare secondo un copione ben scritto dal loro sottovalutato allenatore. E la Roma è peggiorata rispetto ad aprile. E anche questo aspetto andrà analizzato meglio. Ma non tutto è da buttare della notte di Madrid.

Intanto quando si fronteggiano due squadre disponibili al confronto è inevitabile che siano così alti i dati riferiti alle conclusioni: addirittura 30 quelle verso la porta di Olsen (portiere affidabile, come s'è visto nella serata più difficile), ben 13 quelle dei giallorossi. La Roma avrebbe potuto anche tenere un atteggiamento differente, con meno punte e più centrocampisti, linee più basse, nessuna pressione alta, nessun palleggio col portiere ma solo rinvii oltre la metà campo. Avrebbe subito molti meno tiri, ma non avrebbe avuto modo di mettere il naso fuori dalla propria area di rigore. E invece ricordiamo un paio di ripartenze pericolose nel primo tempo sullo 0-0, l'occasionissima per pareggiare di Ünder ad inizio ripresa, quelle di Kolarov e soprattutto Schick nella parte finale della gara per dimezzare lo svantaggio e arrivare al 90° creando qualche palpitazione in più al pubblico di casa. Ma tanti piccoli/grandi errori hanno precluso ogni sogno di gloria.

Così la Roma ha perso a modo suo, con l'allenatore che invece di abbassare la testa a metà ripresa ha messo pure la quarta punta. Ma la tua si chiama Schick, un fantasma, la loro Mariano Diaz, immarcabile.

La differenza è anche qui.