No. Non ha senso ragionare ancora come ci fossero le lire, ma visto che il potere di acquisto di un operaio, con la grande truffa dell'euro, è rimasto sostanzialmente invariato, lo farò: 77.450 lire per un biglietto di curva è oggettivamente troppo. Anche 40 euro sono troppo. Nel 2007 il biglietto di curva per Roma-Real di Champions costava 19 euro e nel giro di dieci anni i nostri stipendi non sono duplicati. Quindi 40 euro per Roma-Atletico mi sembra veramente eccessivo, soprattutto ove si consideri che lo Stadio Olimpico è sempre lo stesso, la visibilità è sempre pessima, i servizi interni sempre abbastanza scarsi e l'atmosfera decisamente calata dopo il trauma delle barriere e della gestione sceriffesca dell'ordine pubblico. Se a ciò aggiungiamo che quella frase a noi "anta" assai nota, vale a dire "esclusa la zona di Roma" è ormai nel dimenticatoio e la partita viene trasmessa sia su Sky che su Canale 5, la frittata è fatta e si hanno 36.064 spettatori per la partita contro la seconda squadra d'Europa. C'è, però, un "ma" grande come una casa.

Perché, se è indubbio che il costo è esagerato è anche vero che una via di uscita c'era: l'abbonamento alle prime tre partite di Coppa. Noi tifosi di un certo tipo abbiamo sempre guardato un po' di traverso i cosiddetti "occasionali", vale a dire quei tifosi che compaiono solo con lo United o il Barça, magari col figlio con la maglia di Messi, rivendicando la nostra costante presenza allo Stadio. Quindi, ferma restando l'eccessività del prezzo, questa è una misura che scongiura la presenza di tifosi occasionali, visto che una famiglia di quattro persone per poter vedere, male, una partita in una curva con un'atmosfera assai ridotta rispetto a una qualsiasi partita di coppa degli anni 80-90, dovrebbe spendere 160 euro e ovviamente non lo fa.

Appurato questo c'è però da chiedersi: è giusto? La nostra fidelizzazione alla Roma – intendo dire allo Stadio – è avvenuta con un abbonamento o in modo occasionale, con un biglietto random acquistato da nostro padre o da un amico? Personalmente una delle prime partite che vidi ad età pienamente consapevole, 12 anni, fu un'amichevole in notturna contro il Bayern nel 1978 e quel prato verde illuminato fu folgorante per il prosieguo della mia storia di romanista. Se quel biglietto fosse costato l'iradiddio, mio padre non mi ci avrebbe portato e chissà se la molla sarebbe scattata. A chi si punta? Appurato che abbiamo una base di tifosi da stadio ormai ridotta a circa 30.000, come si pensa di conquistare nuovi tifosi? I nuovi tifosi sono forse i turisti che mettono l'Olimpico insieme ai pub tour della Capitale? In 12.600 ci siamo abbonati alla Champions League e siamo in pochi. Non vale il discorso della infrasettimanalità, visto che si gioca alle 20.45 sempre. La passione (degli altri) è calata, le comodità e le distrazioni sono di più che in passato, i bambini e i ragazzi hanno altro da fare: per farli attirare da uno stadio ci vuole un cambiamento radicale che non è certo quello tirato fuori dal cilindro dalle Istituzioni con la "maniacale, sistematica ricerca della legalità" che fa multare per 168 € un ragazzo che magari si arrampica su una transenna per far fare il tifo. Ma non è neppure quella del caro prezzi: un ragazzo di 18 anni che prende 20 € di paghetta, 40 € per vedersi una partita non li ha. E quello è un ragazzo perso. Punto e basta.

Ritengo poi doverosa una segnalazione: un ragazzo diversamente abile di Tivoli, regolarmente abbonato in Tevere, in occasione di Roma-Verona è dovuto tornare a casa in quanto i parcheggi per chi è svantaggiato, fino a ieri presenti all'interno dello Stadio dei Marmi, sono stati spostati in altro luogo assai più lontano, senza che la macchinetta elettrica posta a disposizione fosse attrezzata al trasporto di persone con simili deficit. La prossima volta che accade me lo carico sulle spalle e ve lo porto in Tribuna d'Onore. Altro che politically correct.