Era già tutto lì, sotto gli occhi di tutti, da ormai quasi 30 anni. Ma nessuno ha voluto o potuto vedere. Trasformando la morte violenta di un giovane calciatore in un lungo mistero, in un caso, il "caso Bergamini", il calciatore del Cosenza morto nel novembre del 1989 lungo la Statale 106 Jonica in circostanze mai chiarite. Lo scorso luglio la salma dello sfortunato calciatore è stata riesumata. Il motivo è che sulla morte del calciatore dallo scorso febbraio è stata aperta un'inchiesta – la terza – dal procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla. L'ipotesi è quella dell'omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione, degli abietti e futili motivi e delle sevizie. Nel registro degli indagati sono state iscritte due persone: Isabella Internò, amica ed ex fidanzata di Bergamini, e Raffaele Pisano, l'autista del camion sotto al quale il calciatore si sarebbe suicidato. I due furono già indagati per la morte di Bergamini. Il procedimento venne aperto nel 2011 per chiudersi nel 2015 con l'archiviazione per "insussistenza dei reati conte stati". Nelle motivazioni, il Gip Grimaldi rimarcava "l'assoluta mancanza di elementi di prova efficacemente rappresentativi della sussistenza del delitto di omicidio". Anche nel 1991 Pisano era stato processato per la morte di Bergamini, venendo assolto sia in primo sia in secondo grado "per non aver commesso il fatto". «È stato fatto quello che doveva essere fatto 27 anni fa – ha detto Donata Bergamini, la sorella di Donato che in tutti questi anni non si è mai arresa all'ipotesi del suicidio, riferendosi alla riesumazione della salma – ora finalmente il corpo di mio fratello potrà raccontare cosa è realmente successo». E qualcosa ha già cominciato a dirlo. E ha del clamoroso perché emerge che – contrariamente a quanto scritto nel primo referto autoptico considerato il punto di partenza di tutte le successive consulenze tecniche – la lesione riscontrata sul corpo di Bergamini è sulla parte sinistra e non quella destra come si era invece sempre pensato.

Sullo stesso lato sinistro del corpo del cadavere, inoltre, ci sarebbe anche un taglio longitudinale sospetto della testa del femore che a detta dei consulenti e dei periti apparirebbe anomalo e innaturale. Secondo quello che raccontano le lesioni riscontrate, il corpo del calciatore sarebbe stato schiacciato dal ventre verso la schiena e non viceversa. «Lo squarcio si apre sulla pancia – afferma Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Bergamini – e quindi è evidente che Denis fosse coricato supino e non prono, esattamente il contrario di quello che mostrano le fotografie dell'epoca». Le novità di quest'ultimo filone non sono poche. Anche dal punto di vista legale. Tanto per cominciare l'imputazione prevede reati non soggetti a prescrizione. Sembra, poi, definitivamente tramontata l'ipotesi che in tutti questi anni è stata quella più accreditata, ad eccezione della famiglia Bergamini, ossia quella del suicidio. Secondo il procuratore capo Facciolla, il movente che ha determinato la morte di Dennis Bergamini riconduce a un mix di ragioni sentimentali, famigliari. Non si escludono neanche piste più "scomode" per la stessa famiglia Bergamini, come quella delle scommesse o della droga. Su una cosa, comunque, si è certi: «Bergamini è stato ucciso – come afferma l'avvocato Fabio Anselmo –sulle modalità un'idea ce l'abbiamo ma la teniamo per il momento per noi. Dire droga – continua Anselmo –può significare tante cosa: che può essere stato drogato (proprio nelle ore in cui andiamo in stampa sono in corso gli esami tossicologici), può essere stato testimone di traffici illeciti. Siamo sicuri che Dennis fosse un ragazzo pulito, che però forse è stato testimone involontario di traffici illeciti, forse di somme di denaro legate alle scommesse e di droga».

Una tesi, quella dell'omicidio, sulla quale confluirono anche due perizie. La prima effettuata dai Ris di Messina che, sulla base di accertamenti compiuti su alcuni oggetti che il calciatore indossava al momento della morte, conclusero che era impossibile che le scarpe, l'orologio ed una catenina, che Bergamini indossava al momento della morte, non avessero subito danni nel trascinamento del corpo (la tesi iniziale fu che si fosse suicidato gettandosi sotto un camion che ne trasportò il corpo per sessanta metri). Non solo, per il Ris le ferite riscontrate sul corpo di Bergamini sarebbero state provocate quando lo stesso era già a terra. Una nuova perizia fu effettuata, su impulso della procura di Castrovillari, da Roberto Testi, che accreditò l'ipotesi che il corpo inerme di Bergamini fosse già adagiato sull'asfalto della Statale 106 prima che venisse investito dal camion. Scenari che vennero sempre scartati dai giudici o non ritenuti meritori di approfondimenti. «Ora – afferma ancora l'avvocato Anselmo - la possibilità di far ricorso a nuove tecniche scientifiche potrebbe aprire nuovi scenari. La tac tridimensionale e le analisi dei Mirna ci consentiranno ad esempio di chiarire una volta per tutte la questione delle lesioni, dando una risposta definitiva al dubbio se Bergamini fosse già morto quando è stato investito dal camion».

Numerose sono state le perizie che nel corso degli anni hanno cercato di fare luce sulla morte del calciatore. Di certo, come afferma ancora Anselmo, «è scandaloso che la prima autopsia non sia stata fatta immediatamente dopo la morte». L'esame sulla salma esumata venne infatti svolto il 4 gennaio 1990, quindi 47 giorni dopo la morte. La eseguì Francesco Maria Avato, professore associato all'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Ferrara, che concluse che la causa della morte «era da addebitarsi alla "emorragia iperacuta", connessa alla lacerazione della arteria iliaca comune destra, tale da determinare il sopraggiungere della morte nell'arco di poche decine di secondi». Una perizia che secondo Anselmo «non ha fatto chiarezza» e che solo ora scopriamo contenere l'errore tra la parte destra e quella sinistra del corpo. Una perizia che è stata il punto di partenza delle successive.

Tutte concordi, al di là dell'errore nella collocazione dei traumi, nel mettere fortemente in dubbio la dinamica ufficiale del suicidio. Un tentativo di ricorrere alle nuove tecniche scientifiche venne effettuato anche nell'inchiesta precedente, ma il giudice Annamaria Grimaldi le liquidò così: «Quanto alle indagini proposte dalla difesa Anselmo e supportate da pubblicazioni scientifiche prodotte nella udienza camerale, basterà osservare come il carattere solo sperimentale di talune tesi non risultino accreditate presso la comunità scientifica le rende inutilizzabili ai fini di fondare una decisione». Una valutazione contestata dall'avvocato, secondo il quale le tecniche presentate «sono sperimentate dalla medicina forense e non sperimentali». Al di là delle battaglie legali, ora a parlare sarà il corpo di Bergamini. I risultati finali dell'autopsia sono attesi per novembre. Forse, sarà la volta buona per mettere una parola definitiva a un caso che si trascina per troppo tempo. Ma che non è mai stato dimenticato. Come dimostra l'iniziativa del Cosenza, che quest'estate, nel presentare la numerazione ufficiale del campionato in corso, ha annunciato il ritiro della maglia numero 8. Proprio quello di Beragmini.