Bentornato Romanista. Mi sei mancato, ci sei mancato, molto. La tua reincarnazione ha del miracoloso. Tonino Cagnucci è animato da quella benedetta follia senza la quale le imprese non solo non decollano, ma non vengono nemmeno immaginate. Ma non penso che il ritorno in edicola di questo quotidiano unico al mondo, in tempi di crisi della parola scritta e della carta stampata, sia una follia.

Di mezzo ci sono la Roma e, soprattutto, perché hanno bisogno di far sentire la loro voce, i romanisti. Quelli che, contraddicendo in parte l'antico motto di Renato Rascel, la Roma la discutono e la amano nello stesso tempo. Non la coreografia di uno spettacolo televisivo in pay tv, ma una grande comunità con i suoi miti fondativi e i suoi eroi eponimi. Con la sua storia collettiva e una miriade di storie individuali. Con la sua memoria condivisa, fondata su una passione trasmessa di generazione in generazione, e con le sue divisioni. Con i suoi ortodossi e con i suoi eretici (ma senza ex, e senza rinnegati).

Per una parte non piccola di questo mondo, la parola scritta e la carta stampata possono avere tuttora un senso, eccome. C'è un filo tra passato, presente e futuro ("Il passato non si dimentica...") se non si ritrova il quale ogni identità, persino la nostra, si sbrindella: sarò un conservatore, ma mettersi in caccia ogni giorno di questo filo è un lavoro che i vecchi, cari giornali, possono fare più e meglio di social, radio e tv. Bentornato, Romanista. E auguroni a te, caro Tonino. Nel mio piccolissimo, sono a tua (a nostra) disposizione. Ora e sempre, Forza Roma.