Serve proprio Tifo, quello stato d'eccitazione febbrile (non solo del sabato sera) per continuare ad amare questo gioco, tanto bello ma duro e crudele, come quel contrasto così forte che può spazzarti  via.

Un mondo dove tutto può accadere, da un momento all'altro. Penso a Francesco Rocca, ad Agostino, e pure ai sogni di tanti giovani talenti che hanno visto crollare illusioni, per un appuntamento mancato, magari col destino e con quella maglia.

Nel calcio, pochi geni, molti grandi interpreti, moltissimi attori e miliardi di spettatori. Ma la squadra "bambina", ti accompagna per la vita,e ti resta nel cuore come un secondo cognome, qualcosa che s'attacca alla pelle e non ti molla  più, tipo la Roma, ecco.

Dura  pure per noi tifosi, a volte incompresi, perché un gesto, una goliardata eccessiva, o anche il nostro stesso ruggito corale, pare immediatamente definito e cristallizzato in fenomeno sociale di sfogo violento. E allora sì che, forse, ci concediamo il lusso d'incazzarci davvero. Il nostro dovere lo facciamo, fino in fondo. La pecunia, parecchia, la versiamo, pronti sempre a sostenere la causa, a caricare la pesante lettiga sulle spalle, pure quando, vabbé, l'imperatore mostra il pollice verso proprio contro di noi.

Ci batteremo sempre per evitare declini, (la fede, mai che vacilli però), vero che l'imperatore è un divino, ma il senato della città necessita della sua più assidua presenza. I soli raggi non arrivano efficaci.

Chiediamo, quindi, di programmarli ed organizzarli bene questi giochi, insieme alla fedele corte, con gladiatori all'altezza e possibilmente dedicati. Noi tifosi, promettiamo d'indossare, per la nuova stagione ,un abito elegante, più raffinato, che continui a mostrare al mondo la nostra grande bellezza. Tamburi, cori e bandiere, non li molliamo però. Perché il sogno si avveri con la forza e l'armonia della nostra musica. Ed è quella che suonerà il Romanista.