Mò basta. Se potete, dimenticatelo, anche se ci rendiamo conto dell'impossibilità della cosa. La convocazione in Nazionale, l'esordio al Bernabeu, i gol in campionato, la doppietta in Champions, i titoloni sui giornali, le copertine in televisione, i selfie, i messaggi, i tweet, le Iene che assomigliano più agli sciacalli, la mamma troppo social, i pizzini di Paratici, una platea ormai diventata europea, ieri, infine, la prima, lunga, intervista rilasciata al sito della Roma, quasi che si fosse deciso di provare a mettere un punto a questa escalation di notorietà che rischiava, anzi rischia, di travolgere Nicolò Zaniolo. Tutto, peraltro, in sei mesi, da plusvalenza dell'Inter, roba che ad Appiano Gentile continuano le ricerche di un colpevole certo, a uomo copertina di un calcio italiano alla disperata ricerca di un campione, un punto di riferimento, un giocatore in grado di ridare all'Italia quello che è stato sempre dell'Italia.

E allora, mò basta. Per il bene della Roma, del ragazzo, del calcio italiano a cui, tra l'altro, pare che un po' dispiaccia che vesta la nostra maglia, quasi che la società giallorossa si fosse resa colpevole di lesa maestà, quella di aver preso il predestinato del nostro mondo pallonaro (anche in senso cazzaro). Sarà il caso di spengere i riflettori e in questo senso potrà essere utile anche la possibile, anzi probabile, panchina a cui il ragazzo sembra destinato a Frosinone sabato prossimo, se non altro perché è in diffida e il turno successivo si leggerà derby che, per lui, sarebbe il primo, giusto per vedere l'effetto che fa. Per questa ragione, ieri, quando abbiamo letto con la doppia curiosità di tifosi e giornalisti, la lunga intervista rilasciata al sito giallorosso, ci sono stati un paio di passaggi che ci hanno fatto un grande piacere. Certo ci è molto piaciuto rileggere che vuole restare qui a lungo, ma le parole che ci hanno fatto ancora più piacere, sono state quelle riferite al rapporto con papà Igor, Aigor direbbero in Frankestein junior, ex calciatore di medio livello, una dignitosa carriera tra serie B e Lega Pro, centravanti di discrete qualità tecniche, oggi gestore di un bar a La Spezia.

Parole che dovrebbero metabolizzare tutti i papà, a qualsiasi livello. Soprattutto c'è piaciuto che Zaniolo abbia rivelato come il papà gli ricordi sempre di rimanere con i piedi per terra e, nel caso di un vuoto di memoria, di tornare con il pensiero a quando fu bocciato dalla Fiorentina, roba che passò una settimana a piangere, arrivando addirittura a pensare di lasciare il calcio. Ecco Nicolò, ricordati sempre di quelle lacrime, di quei giorni giovanili in cui vedevi un futuro senza pallone, di quei pensieri negativi. Se ci riuscirai, non piangerai più. E i tuoi sogni si realizeranno qui, a Roma, in una città che è pronta a sognare con te.

Leggi l'intervista di Zaniolo al sito della Roma