Un tecnico può perdere. Pure sbagliare e straperdere. Ma non può mai tradire se stesso. Di Francesco lo ha fatto. È un anno e mezzo che lo sentiamo parlare, peraltro con piacere condivisibile, di un calcio aggressivo, propositivo, offensivo. La Roma quest'anno non lo ha quasi mai fatto, arrivando allo zenit dell'autolesionismo ieri a Cagliari, due gol avanti, due difensori in più mandati in campo con l'unica conseguenza di trasmettere paura alla squadra. Che era quella di Di Francesco. Dove è finito l'allenatore che nella sua prima stagione sulla panchina giallorossa, non aveva mai abbassato lo sguardo neppure di fronte a Chelsea, Barcellona, Liverpool? Dissolto, sparito, squagliato, come la sua squadra che non è più la sua squadra o almeno quella dei suoi sogni. L'ibrido che è la Roma di questa stagione, non porta da nessuna parte. Nel senso che, in alcuni momenti, un allenatore non può cercare compromessi, magari sforzandosi di leggere meglio la partita. Che motivazione ha, in questo senso, mandare in campo due difensori in più e poi continuare a fare il fuorigioco alto che è stato alla base dell'incredibile gol di Sau? È questa la ragione principale per cui Di Francesco non può non stare sul banco degli imputati. Del resto in questa stagione non è certo la prima volta che la nostra Roma ci fa tirare giù tutti i santi del paradiso. Basta un piccolo sforzo di memoria per ricordare le delusioni con Milan, Chievo, Atalanta, Bologna, Spal, Udinese e ieri Cagliari, ventuno punti a disposizione, appena tre sommati a una classifica che stringe il cuore a chiunque ami i colori giallorossi. E come mai la tua Roma, caro Eusbeio, ogni volta che è andata sotto non è mai stata capace di ribaltare un risultato? E poi perché in tanti, troppi, dopo partita di questo malinconico campionato, abbiamo sentito (pure i calciatori) puntare il dito sulla squadra, su quello che gli avevi detto di fare e non aveva fatto? Sei stato calciatore, sai meglio di chiunque altro che quei capi d'accusa nei confronti dei calciatori, possono essere soltanto l'anticamera del fallimento.