C'è una foto bellissima di Geppo con la salopette di Jeans e il megafono in mano, in piedi sul muretto, che si staglia sul Commando. Chi ha gli occhi della Roma quella foto ce l'ha stampata dentro, racconta quegli anni in un momento. Il profumo dei ragazzi della Sud, quelli che avevano gli occhi belli. Geppo ce li aveva più belli di tutti, ti giurano quelli che l'hanno guardato dentro. Geppo era un universo. Un poeta. Quello scatto chi ha 50 anni se lo conserva da qualche parte, sicuramente dentro al cuore: venne catturato (l'unico modo per fermarlo) durante un Roma-Verona, quello di Di Bartolomei al 90'. Era il settembre dell'82, la Roma sarebbe diventata Campione d'Italia 8 mesi dopo, 41 anni dopo. Era la Roma. Era la Roma di Brunoconti scritto così tutto attaccato, capelli e sinistro al vento, e di Pruzzo, il Bomber, il Bomber e basta. Era la Roma di Agostino, di Agostino e basta. Era la Roma di Geppo.

È così perché quando alle 17.45 dell'8 maggio 1983 la Roma diventa campione d'Italia a Genova c'è un'altra foto sua che immortala tutto: Geppo che si rivolge, accorato, stupefatto e riconoscente a Liedholm. L'abbraccio fra il figlio più bello e libero del popolo e il Barone: è una foto che racconta la Roma, e che racconta quella Roma lì, quella di Ago, Conti, Pruzzo... Un'epoca.

Ora c'è un fatto, è che Roma-Verona è la partita più romantica della storia romanista. A me bastava quella foto di Geppo per considerarla tale, la prima, quella del 1982, con lo sguardo per poco rivolto al campo prima di rialzare il megafono ("Quando al ciel s'alzeran le bandiere, e i tamburi a rullar torneran . . ." è sua), ma Roma-Verona è stata per Di Bartolomei anche l'ultima partita con la Roma (la Coppa Italia del 26 giugno 1984); Roma-Verona è stata quella dell'ultimo gol di Bruno Conti, al Flaminio nel 1990; Roma-Verona è stata l'ultima di Roberto Pruzzo mentre la Sud gli scriveva "106 volte grazie" (cantandoglielo sulle note goliardiche di "grazie dei fior") il 15 maggio 1988 (gol di Manfredonia, pensa te...). Già. Proprio 15 maggio... il giorno scolpito dal sole sulle bandiere della festa Scudetto dell'83, l'addio di Pruzzo e di Ago, l'ultima stoccata di Conti prima di una corsa ragazzina che spesso finiva in ginocchio...

Sembra proprio che Roma-Verona si sia portata via la Roma più bella. E quando ti ricordi che il 15 maggio 1988 Roma-Verona è stata anche l'ultima partita della Curva Sud prima di venire abbattuta per gli odiosissimi lavori d'Italia ‘90 capisci che sì c'entra Geppo. Che Roma-Verona chissà perché (Shakespeare? Giulietta? Forse - meglio - perché ha dato i Natali a Carpi e a Masetti) ti fa ricordare tante cose ma una soprattutto: che la Curva Sud fa parte della Roma. Che non c'è l'una senza l'altra. Che anche oggi saranno insieme. Magari stasera un po' di più: chissà perché è la loro partita.