Quando Totti e Shevchenko hanno estratto dall'urna di Montecarlo il Qarabag nel girone di Roma, Atletico Madrid e Chelsea, oltre al sospiro di sollievo, perché sulla carta si tratta di un avversario abbordabile, il sussulto generale è stato: «Chi?!». La storia della prossima avversaria in Champions League della Roma, nonostante il doppio confronto in Europa League con l'Inter (che comunque a Baku non andò oltre lo 0-0) del 2014, è ai più sconosciuta. A raccontarcela è l'Ambasciatore azero in Italia, Mammad Ahmadzada.

Il Qarabag ha iniziato da qualche stagione a far girare il suo nome nelle coppe europee. Cosa significa questa qualificazione in Champions League per lo sport nazionale?
«È la prima volta nella storia dell'Azerbaigian che una sua squadra si qualifica ai gironi di Champions League e questo per il nostro paese ha un significato molto importante, di duplice valenza. Da una parte c'è la soddisfazione per il risultato sportivo raggiunto, che testimonia il fatto che come in altri settori - pensiamo alle relazioni politiche internazionali e all'economia, anche nello sport l'Azerbaigian è un paese in grande sviluppo. Dall'altra parte siamo particolarmente felici che questo risultato significativo per lo sport nazionale sia stato raggiunto proprio dalla squadra del Qarabag, la cui storia è segnata da dolore e sofferenza».

La storia di questa squadra è particolare e anche tragica. Ce la può raccontare?
«L'Azerbaigian ha riconquistato la sua indipendenza nel 1991, con il crollo dell'Urss, e da allora ha relazioni ottime con tutti i suoi vicini, tranne che con l'Armenia, che da oltre 25 anni occupa militarmente più del 20% del nostro territorio: il Nagorno Karabakh, regione dell'Azerbaigian, e sette distretti azerbaigiani adiacenti. Questa è una ferita aperta per il mio popolo e l'aggressione militare dell'Armenia è ancora in corso. La squadra del Qarabag proviene da Agdam, una delle città sotto occupazione da parte delle forze armate dell'Armenia. Agdam è chiamata la "città fantasma" o "Hirosima del Caucaso" poiché è stata distrutta completamente dall'esercito dell'Armenia durante l'occupazione militare e la sua popolazione è stata costretta a abbandonare le proprie abitazioni lasciandosi alle spalle solo macerie. La squadra del Qarabag non ha mai potuto far ritorno nella sua città e alcuni dei suoi giocatori migliori hanno lasciato la squadra per difendere la propria città. Tra questi l'allenatore Allahverdi Bagirov, che è morto in guerra e oggi è un eroe nazionale».

Lo sport azero a che punto è? Quali sono le prospettive di crescita?
«Lo sport azero è in grande sviluppo, ha tradizioni molto antiche e si praticano tutti i tipi di sport, sia tradizionali che moderni. I più popolari oggi sono sicuramente la lotta, gli scacchi e il calcio stesso, insieme alla ginnastica, il judo, la boxe e altri. L'Azerbaigian inoltre è diventato sede di grandi eventi sportivi internazionali. Nel 2015 Baku, la capitale dell'Azerbaigian, ha ospitato i Primi Giochi Europei Baku-2015. È stato un momento molto importante perché oltre agli ottimi risultati raggiunti dai nostri atleti nelle varie discipline, sono emerse anche le infrastrutture all'avanguardia che il paese offre a queste manifestazioni».

E dallo scorso anno c'è anche la tappa di Formula Uno.
«Anche questa molto rilevante e si snoda con un percorso affascinante tra le vie della nostra città vecchia, patrimonio dell'umanità del l'Unesco. Quest'anno abbiamo ospitato i Giochi per la Solidarietà Islamica Baku 2017. Lo sport è uno dei settori sui quali si sta investendo maggiormente nel nostro Paese. Lo stesso Presidente Ilham Aliyev ha tra l'altro più volte evidenziato come siano state prese misure per dare assistenza statale agli atleti e le prospettive di crescita sono alte. Negli ultimi anni i nostri atleti hanno raggiunto ottimi risultati nelle varie competizioni internazionali».

Da Ambasciatore quale messaggio vuole dare per questa partita? Sarà allo stadio (magari nella partita di ritorno a dicembre, a Roma)?
«Il sorteggio mi ha reso particolarmente felice, perché il Qarabag potrà giocare a Roma, città che amo e dove svolgo la mia professione, e sicuramente sarò presente nella partita di ritorno. Sono certo che sarà un bel momento sportivo, e che contribuirà a far conoscere ulteriormente i nostri popoli, aldi là del risultato in campo».

Qarabag-Roma si giocherà in un giorno particolare per i romanisti, il 27 è infatti il quarantunesimo compleanno di Totti, che ha appeso gli scarpini al chiodo dopo la commovente serata all'Olimpico il 28 maggio scorso. Ha un pensiero o un aneddoto particolare per l'ex capitano della Roma?
«La fama dell'ex capitano della Roma è notevole anche in Azerbaigian. Lui è un modello del calcio entusiasmante e onesto. Anche in Azerbaigian quando si parla della Roma tutti dicono che è la squadra di Totti. Ricordo bene il suo gol realizzato su rigore nella partita dell'Italia contro l'Australia negli ottavi del Mondiale del 2006, decisivo per l'avanzamento ai quarti di finale del torneo. Anche in quel periodo ero in Italia come diplomatico presso la nostra ambasciata e quel gol è stato un momento molto emozionante, coinvolgente e indimenticabile. Francesco Totti ed io abbiamo la stessa età, con una settimana di differenza. Gli faccio i miei più vivi auguri di compleanno!».