Incontravo spesso Amadei nelle iniziative a carattere giallorosso e il grande "fornaretto" aveva preso a ben volermi e non era raro che si fermasse a scambiare qualche battuta e considerazione a tematica storico-romanista. Aveva un grande gusto per la battuta alla quale non rinunciava mai, per questo un giorno "osai" chiedergli di quell'8-0 che la Roma gli aveva inopinatamente rifilato (proprio a lui), quando era allenatore del Napoli.

Di primo acchito, Amedeo sbuffò: «Aaaaaaah, sempre co' sti otto gol, con tutto quello che ho fatto come allenatore», poi però, visto che sapeva benissimo della venerazione che da romanista nutrivo nei suoi confronti, accettò di approfondire la questione: «Quel giorno venimmo travolti, ma i guai veri, se possibile, iniziarono dopo. Tutte le volte che venivo a giocare a Roma con il Napoli, o contro la "mia" Roma o contro la Lazio, tradizionalmente non rientravo in sede con la squadra, ma mi fermavo a Frascati per trascorrere il lunedì. Quel giorno dovetti rimettermi in cammino immediatamente. Achille Lauro in persona mi fece sapere che desiderava parlare con me nelle prime ore della mattina del giorno seguente alla gara e quindi mi preparai alla tempesta. Mi ricordo che mi fece entrare nelle sue stanze mentre stava ancora finendo il bagno e non attese neanche di finire di asciugarsi prima di riversarmi addosso tutto il suo malcontento».

Da allora, ogni qualvolta sento parlare o mi capita di scrivere dello storico 8-0 rifilato dai lupi ai partenopei il 29 marzo 1959, immagino sempre Lauro emergere da una tinozza e aggirarsi per un lussuoso salone nel pieno della sua sfuriata. Non ho dunque rinunciato a trasformare nell'incipit del racconto questo piccolo aneddoto, ma per raccontare con pienezza di dettagli quella giornata, occorre fare un grande salto indietro.