Non è una storia su cui romanzare, ma sicuramente non è una storia sbagliata. Anzi è santa, ritagliata dentro una tragedia proprio come dentro quegli spazi all'inferno dove scendere per salvare una vita. Stefano Fioretti, pompiere, il 21 agosto ha fatto così a Ischia. Terremoto di Casamicciola, tre bambini sotto le macerie. Tre cuccioli in scala, tre vite infinite da salvare. Stefano che ha operato insieme alla sua squadra e a tanti suoi colleghi, ha avuto «la fortuna» - come dice – di essere quello che li ha fisicamente abbracciati portandoli via dalla morte. Quando viene in redazione e racconta questa storia si commuove. E se la senti ti commuovi. E se vedi anche qualche immagine, stai male solo a pensarle quelle creature là sotto. Ma lui ti insegna a essere più forte. Questo racconto serve un po' a questo. S'impara da Stefano, che assomiglia fisicamente a Max Biaggi ma ha l'anima di tutti i vigili del fuoco. Loro salvano le vite. Magari parlando della Roma o del Napoli, visto che lui è romanista e Ciro, il fratellino più grande dei tre, tifoso del Napoli, e visto che in tutte quelle ore lì hanno parlato anche di questo. «Di che squadra sei?» gli ha chiesto. Che non conta niente rispetto all'enormità di tutto questo, ma che è bello. Quel giorno era anche il suo compleanno. A un certo punto Stefano parla di una cometa e di una scia... Seguiamola.- «Io lavoravo con mio padre. Poi quando avevo 17 anni è venuto a mancare, e fino a 26 anni sono rimasto in officina. Nel '96 ho deciso di partecipare al primo concorso utile per diventare Vigile del fuoco. Sei mesi di formazione e poi il reparto Usar». [...]